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The Awakening: Mirror Midnight
Come un Tobias Forge in bianco e nero
| Lo leggi in 1 minuti

The Thin Black Duke.

Da grandi soprannomi derivano grandi responsabilità. O qualcosa di simile, no?

Ecco allora che l'essere definito dalla stampa specializzata "il David Bowie di Johannesburg" è stata sicuramente sia croce che delizia per Ashton Nyte, ma se è vero che le divinità non si possono toccare (e Robert Jones lo era), è altrettanto fuori discussione che la carriera dei suoi Awakening non è mai stata avara né di buona musica in genere, né di sperimentazione.

Attivo sin dalla fine degli anni '90, il Nostro approda oggi al dodicesimo album sotto questo moniker (le collaborazioni sono altra cosa) e se il lavoro riuscirà ad eguagliare il livello del singolo apripista in questione ci si potrebbe trovare di fronte a uno dei dischi migliori del genere in questo 2024.

Sempre in bilico tra Cure, Sisters of Mercy e simili, la musica degli Awakening è la culla dove si posa la splendida voce di Ashton, sorta di David Sylvian in goth che era e resta il vero fiore all'occhiello della sua arte. Allontanate dunque le intuizioni più electro-oriented delle uscite recenti, qui si torna fieri a camminare su sentieri più postpunkeggianti, senza perdere un grammo di quel classico splendore maledettamente dandy. Elegante e raffinato, se non è l'erede di Bowie (e nessuno potrebbe mai esserlo) di certo è uno dei migliori allievi che il Duca Bianco abbia mai avuto, perlomeno in ambito dark wave.

the awakening ashton nyte 

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