Balli meccanici in bianco e nero.
Per molti, soprattutto per chi ha sostituito da tempo lo shot della buonanotte con il Gaviscon, il successo degli She Past Away è incomprensibile: dopotutto che fanno di nuovo? Niente. Tutto già sentito e risentito, mille basi sul palco, dischi per lo più difficili da ascoltare per intero.
Ed è forse qui il punto che non viene compreso appieno dalla vecchia guardia: i due ragazzi sanno benissimo di essere nel 2024 (ma pure prima lo sapevano, con le uscite precedenti) e che le cose, a conti fatti, non funzionano più come prima. Il concetto di album, di originalità, di concerto dal vivo, oggi, è molto diverso da quello che era trent'anni fa. A poco serve fare la morale: le nuove leve vogliono una manciata di brani da ascoltare, ballare, ripostare sui social: pezzi che siano immediati e vadano diretti al punto, magari accompagnati da immagini che abbiano un appeal di un certo tipo.
Ecco allora che, vista in questa ottica, la nuova uscita di Volkan e Doruk rasenta la perfezione: ossessiva, ballabile, di facile presa, oscura, tutta drum machine quadrata, synth, vocione, chitarre liquide distanti, zero caciara, poserismo a mille e – dulcis in fundo – accompagnata da uno splendido e stiloso videoclip a opera della crew di Muted Widows (Nedda Asfari, Michael E. Linn e Michael Zumaya) che è un vero e proprio tributo al cinema espressionista di inizio Novecento.
Onestamente, cosa chiedere di più per avere un nuovo pezzo riempipista? This is the way now, prendere o lasciare, e i turchi hanno imparato (e bene) come rimescolare le carte del genere a loro favore (con buona pace di chi, comunque, preferisce rimettere sul piatto Song & Legend).