Questo fragile mondo.
Da quando hanno fatto la loro comparsa sulla scena della musica italiana alla fine degli anni Dieci, i Post Nebbia si sono distinti per uno stile molto riconoscibile e una grande personalità nonostante la giovane età. È una cosa che fa pensare, in un paese in cui di solito succede tutto in ritardo: la band di Carlo Corbellini invece sembra venire da un posto in cui si hanno le idee chiare e sempre alti livelli di ispirazione.
Pastafrolla rimanda immediatamente alla loro estetica musicale, anche se con un piglio più rock. Un brano ironico e disincantato, in cui nel testo si affronta il tema dei crolli, inteso sia nel senso figurato della fragilità di un’epoca in generale e di una generazione in particolare, sia come una beffarda cronaca della scarsa solidità delle infrastrutture che abbiamo intorno («Quei tramonti innevati / Mi chiedo se muoio prima di vederli asfaltati»).
Una poetica cinica e una scrittura originale, che si lega a un pop-rock psichedelico dal ritmo sostenuto e una salda coesione di chitarre e sintetizzatori, in un particolare amalgama in cui la voce viene tenuta a un volume più basso, affondando nei suoni.
Funziona e funziona bene. I ragazzi sono in gamba e continuano a dimostrarlo.