Canzone di domani l’altro.
Aria di musica nuova a Flint, Michigan? Così parrebbe sentendo il ritorno dei Greet Death, band che ormai manca da cinque anni all’appuntamento con un disco lungo. Il loro groove è tendenzialmente oscuro, ma come se fossero riusciti a inoculare della dark wave in un impasto slow core.
Voce eterea, riverberi e un’atmosfera angelica e ultraterrena evocano un autunno perenne e un vagare senza meta, guidati solo dal nostro stupido muscolo cardiaco. A tratti un flash, che ci riporta alla Canzone di domani dei Marlene Kuntz; poi ecco una grinta inattesa, una lontanissima visione hardcore che potrebbe riportarci ad alcune scene desertiche di Palm Springs, ma anche a zone d'ombra metal che sembrano essere ormai socialmente accettate.
La capacità dei Greet Death di continuare a suonare per minuti interi dopo che il pezzo se n’è bello che andato portandoci in un sano e vigoroso headbanging chiuso da un Larsen di chitarra ci fa parecchio sorridere e godere. Aspettiamoli, e vedremo che combineranno. Intanto Same but Different Now.