Di nuovo a caccia di vittime del death rock.
Chi si ricorda dei Christ vs. Warhol? Di sicuro tutti coloro che ne sono rimasti orfani all'inizio degli anni Dieci. Dopo uno splendido debutto (quel Dissent che era stato un must per tutti gli amanti del Death Rock più chitarroso), infatti, i nostri si erano messi in pausa a tempo indeterminato, allontanandosi dalla musica per dedicarsi alle proprie vite al di fuori dei palchi e degli studi di registrazione.
Sotto la sempre paterna ala protettrice di William Faith, tornano oggi con un album, We… the Victims of History, che è il degno prosieguo della loro carriera: non perdendo di vista ciò che sono stati, i Nostri nemmeno fingono che il tempo si sia congelato e apportano – probabilmente in modo involontario – una serie di modifiche sostanziali al loro sound che, pur senza snaturarsi, risulta ora attuale e fresco invece che una semplice rilettura di quello che fu. Lavoro eterogeneo (dal già citato death rock al goth rock, passando per l'indie e soluzioni più cabarettistiche), è un album da assaporare più volte per riuscire a gustare fino in fondo le sue mille sfaccettature.
Prendete ad esempio Kick!, forse il brano più diretto del disco: non sembra un matrimonio improbabile tra i Banshees e le soluzioni armoniche alla Cobain? Che c'azzeccherebbe? Eppure il tutto funziona alla grande, a dimostrazione che i Christ vs. Warhol possono anche aver acquisito qualche ruga, ma di certo non hanno perso la voglia di stupire e stupirsi cercando sempre e comunque la strada meno banale per convogliare la loro arte e metterla in musica.