Dark wave atemporale.
Pronti? Rewind: siamo nel 1983 in qualche scantinato londinese, Kevin Gibbard e Sophie Landers sono segretamente innamorati. Ma accade qualcosa – forse una maledizione – e il verdetto è chiaro: non potranno mai stare insieme. E allora nulla rimane se non struggersi e morire l’uno nell'altra, moderni Romeo e Giulietta, mentre tutto intorno la natura si risveglia facendosi oscura.
I suoni sono perfetti, laceranti nella loro semplicità, come se fossero riusciti a cristallizzare quei momenti e a rispedirceli facendoci accendere riflessi pavloviani.
Questi stessi suoni, il fumo degli spettacoli, le acconciature e i vestiti, l’eterna tristezza dell’albionico clima. Siamo nel 2024 e la casa è Fuzz Club, figlia probabilmente di qualche sortilegio, se ricordiamo che è nata nella rurale Norvegia durante la lunga più notte dell’anno. I Black Doldrums si muovono lievi e nebbiosi, gotici e vibranti, fra mari e campi. Una chitarra, un Korg: eros e thanatos.
Direi che mai altro sposalizio potesse essere più perfetto. La notte, la morte, l’amore: Kevin e Sophie, auguri, ci vedremo nell’aldilà e sarà bellissimo.