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Radar Men From the Moon: Open Door to Vices
Olanda hardcore

Radar Men From the Moon
Open Door to Vices

| Lo leggi in 2 minuti

Dai Paesi Bassi alla Luna, e ritorno.

Debuttano nel 2011, i Radar Men from the Moon, e da allora hanno sformato la bellezza di 10 album e singoli vari, tra i quali due EP con Årabrot e White Hills, giusto per chiarire in quale campionato giochino. L'ultimo album, Vomitorium, è uscito per una Fuzz Club che ormai da anni è etichetta centrale nel commercio di un tipo di musica meno allineata, fra psichedelia e sperimentazione.

E infatti è difficile dire cosa stiano facendo i Radar Men from the Moon: di certo la loro è musica che appare sospesa fra diverse direzioni, e il video di Open Door to Vices ce ne mostra alcune. In primis le immagini, una sorta di found footage nel quale il vocalist della band (il neo-acquisto Niels Koster) si aggira incappucciato con una giacca a vento, sbraitando come un ossesso, mentre intorno a lui gli strumenti portano la musica letteralmente nel baratro, andando in una profondità che rammenta gli albori di Bauhaus e Christian Death. La batteria picchia come se non ci fosse un domani, basso e chitarra pulsano e grattano come se stessero preparando delle mine in una cava e il canto rimane a metà fra radici hardcore e stigmate williamsoniane. Il tutto nello spazio più buio. Chiaro, no?

In realtà Open Door to Vices, brano che va a chiudere l'album, è il grimaldello che può farci entrare in un mondo profondo, scuro e gibboso ma libero, dove dimenarsi e urlare, dichiarandosi amanti di Fred C. Bannon (regista del serial di fantascienza dal quale la band ha preso il nome, in italiano tradotto con I conquistatori della luna) e dell'uomo razzo, è cosa normale. Anzi, buona e giusta.

radar men from the moon 

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