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Marilyn Manson: As Sick as the Secrets Within
Nowzaradan approves
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Il ritorno apparente di chi in realtà non se n’è mai andato.

Primo: il ritorno alla sobrietà sottintende che "prima" si sia stati puliti (in alcuni casi ci sarebbero dei dubbi a riguardo). Diciamo che di base, per la salute, è meglio dare un taglio ai vizi perché più si invecchia più i lati negativi dell'indulgere in certe abitudini presenta il conto, sempre più salato e con rate infinite.

Secondo: il body shaming a rovescio è qualcosa che prima o poi qualcuno analizzerà, forse. Ovvero, quando ci si rimette in forma è tutto un "Finalmente! Sei tornato come prima!". Eh no, si resta uguali, semplicemente cambia il contenitore. Ma è così importante ormai questa facciata che spesso senza di essa (o per causa sua) la percezione del prossimo cambia radicalmente.

Ecco allora che il comeback dell'ex Reverendo ha suscitato un boato di approvazione generale, prima per le immagini che lo vedevano reduce da un paio di anni di ginnastica seria e regime alimentare più regolare e poi, trainato da questo sentimento, per i brani usciti come antipasto al prossimo album. Che sono buoni, ma il tutto va contestualizzato.

Per i millennial e successivi, Brian Warner è qualcuno che già c'era, che (si) faceva (ehm) la storia mentre loro nella migliore delle ipotesi giocavano con i Playmobil e che lo hanno vissuto solo da un certo punto in poi: comprensibile dunque l'eccitazione per un nuovo lavoro contornato da un'immagine tornata a essere in qualche modo cool. Per i coetanei del sig. Warner o giù di lì, invece (diciamo la Gen X), la cosa è molto più calibrata. Preso atto a suo tempo che la band Marilyn Manson non esiste più (almeno da The Golden Age of Grotesque, per altri da Holy Wood causa defezione di Twiggy Ramirez), ci si è sempre avvicinati con curiosità e affetto ai nuovi dischi man mano che uscivano, alcuni piacevoli, altri meno.

È un po'che al fianco di Manson ha trovato posto Tyler Bates e, nel singolo appena uscito in tremila copie subito esaurite, due nuove tracce sin d'ora disponibili (Raise the Red Flag e questa As Sick as the Secrets Within) continuano il percorso iniziato con The Pale Emperor nove anni fa, togliendo qualcosa e aggiungendo altro, ma sempre rimanendo fedeli a quello stile di scrittura.

La novità stavolta è il massiccio uso di auto-tune, strumento di cui l'ex God of Fuck non ha mai avuto bisogno (anche nei momenti più bui quando la sua voce si spezzava e al massimo era carente di fiato, non perdeva una nota, mai) e che forse è un po'il punto debole di questo nuovo corso, dato che il timbro del Nostro è sempre stato uno dei punti di forza maggiori sia con la band sia nella carriera solista. E no, non è come quando la voce veniva filtrata: l'auto-tune non è un semplice effetto e lo sanno bene i produttori di tutto il mondo. Guardando poi i concerti recenti dove questi pezzi vengono riproposti senza tale orpello, ci si chiede ancora di più: ma davvero ce n'era bisogno? Peccato, perché per il resto i brani sono davvero validi, di certo non tra le perle della sua carriera, ma sicuramente quanto di meglio potesse fare oggi per accontentare sia gli ascoltatori sia se stesso come performer. Un po'come il video del primo brano, molto debitore nei confronti della Sigismondi di trent'anni fa, anche se infinitamente meno vizioso, come è normale che sia per un cinquantacinquenne. Quindi, una ballata, un pezzo rock pop: chiamatelo come volete.

L'ultima domanda è allora: manca ancora qualcosa per accontentare un po'tutti? La risposta è immediata: la rabbia.

Ecco l'astuzia dell'infilare nel mini un terzo brano (Front Toward Enemy) che furbamente strizza l'occhio – e bene – al periodo glorioso 1996-2001, con rimandi sonori chiari ad Antichrist Superstar (sin troppo facile trovarne i germi in Little Horn e Kinderfeld prima versione) e linee vocali alla Holy Wood. Raggiunge quegli apici? No: manca un gruppo affiatato, manca un team di geni dietro al banco mixer e – comprensibilmente – manca l'urgenza giovanile. Ma gli somiglia, e tanto basta.

Insomma, tre pezzi che accontentano i fan della primissima ora come quelli nati parecchi anni dopo Mister Superstar, un Manson rimesso a lucido dalla Nuclear Blast per un "ora o mai più" decisivo dopo l'ennesimo stop forzato di una carriera travagliata, dove troppe volte le cose si sono dovute fermare per questioni esterne. Un ritorno che a vederla bene non è davvero tale, ma non per questo è meno importante: lunga vita a Mariolino!

marilyn manson 

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