Jane perde il vizio ma non il pelo.
Dopo quasi sette lustri, Eric Avery torna all'ovile (perlomeno in studio, dal vivo aveva fatto una capatina tra il 2008 e il 2010) ed è la prima cosa evidente nel nuovo singolo dei Jane's Addiction. Le sue quattro corde sono sempre state una delle gambe su cui si poggiava dal 1985 il sound caratterizzante della band di Los Angeles, che in sua assenza ha pubblicato altri due album (Strays e The Great Escape Artist) con l'ottimo Chris Chaney, due lavori davvero belli che però giocoforza suonavano molto diversamente.
Con Imminent Redemption il sound originale dei Jane's Addiction è tutto lì, seppur ammaliato e stemperato. Inutile e fuori luogo aspettarsi il seguito di Ritual De Lo Habitual: trentaquattro anni non sono bruscolini, si cambia e si invecchia e ci mancherebbe altro. Ecco allora che le visionarie liriche di Farrell qui sono davvero semplici (qualcuno direbbe banali), la musica è eccellente ma infinitamente meno tossica (altrimenti che redenzione è?) e i rimandi nostalgici e malinconici fanno capolino qua e là (gli atonali in chiusura dei soli di Navarro, i rimandi chiari a Moonage Daydream di David Bowie nel ritornello). Ma insomma, che chiedere di più?
Il brano è catchy, titilla la curiosità e funge benissimo da antipasto per il prossimo album (dove magari i nostri proveranno a sperimentare un po'di più) e il tutto gira alla perfezione. Se proprio uno volesse fare le pulci, la produzione in generale non è ottima: un filino troppo flat, senza i giochi di pieno/vuoto e crescendo che caratterizzavano i Nostri, con la voce di Perry davvero troppo davanti e Perkins affogato sullo sfondo in maniera quasi inintelligibile.
Ma per il resto, un grande ritorno.