I campi da tennis dell’Adriatico, gli Area, l’estate che se ne è andata.
Si potrebbe parlare di senso dell'equilibrio nel caso di Fabrizio Testa, da sempre impegnato a incanalare i mille rivoli della sua mente e anche quest'anno – vestiti i panni di Il Lungo Addio in compagnia di Luca Ciffo, Sergio Montemagno e Fabrizio Carrero – il concetto continua a valere.
Qui si spostano gli Area indietro di un mese. È un'estate agli sgoccioli, i bagnanti e i turisti sono scomparsi. Sul lungomare e nelle città deserte si sentono soltanto i lamenti e le scudisciate sonore che sembrano essere in grado di intensificare il dolore in gocce di sudore freddo. Adriatico è il disco dal quale questa chicca è stata strappata, un lavoro che conferma la capacità di portare un certo suono folk apocalittico e industriale sulle spiagge della Riviera, tra palazzotti che potrebbero essere le basi di qualche etichetta discografica rivoluzionaria o di qualche popstar armata e bizzosa. Già, che qui si va al nocciolo della faccenda, minando il romanticismo della canzone italiana, colpendo lo stereotipo dove fa più male.
«Camere d'albergo e silenzi, vorrei partire senza dover morire». La speranza è di tutti, ma viene più facile immaginarci trasportati via dalla corrente piuttosto che ridenti e stanchi su un'utilitaria in autostrada. Forse solo la Madonna dietro la ghiacciaia del gelato potrà salvarci, speriamo.
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