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Half Happy: Well Done Honey
Mezzi a fuoco
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Ben fatto, ragazzi!

La felicità (quella vera) è una roba che capita – quando capita, lo sapeva bene quel buon vecchio saggio di Tonino Carotone – a momenti: è fatta di attimi, in questo mondo difficile, e la bravura sta tutta nel riuscire a rendersene conto prima che siano passati, per goderseli – appunto – un attimo e non, come spesso accade, con il senno di poi. Il resto sono tutte mezze felicità, da tenersi forse ancora più strette perché quello è ciò che davvero passa il convento e soprattutto perché i calici di gioia sono tra i pochi bicchieri che, anche a metà, vanno trattati sempre come mezzi pieni invece che mezzi vuoti.

A giudicare dal nome, non c’è bisogno di spiegarlo agli Half Happy, giovane progetto d’Oltremanica nato come lockdown divertissement da salotto aromatizzato al COVID di Zac Noneley e Rosalie Miller in quel di Cardiff, ma ormai da un po’ quartetto che è una (mezza) leggenda locale tra le vie della capitale gallese (chiedete a chi c’era allo Sŵn and Green Man Festival o a chi li ha visti al Welsh Music Prize) e finalmente pronto (dopo cinque singoli in crescendo) a pubblicare l’EP di debutto Conversation Killer.

Coerentemente, cantano di roba che a cose normali sarebbe foriera di sensi di colpa, dolore e frustrazione (qui, per esempio, il ritorno a casa in macchina, con le guance rigate di lacrime dopo l’ennesima giornata di lavoro in balia di un caporeparto comprensivo come un cespuglio di rovi e ortica), ma che nel giro di una strofa e di un ritornello viene rivoltata come un calzino fino a rilasciare in maniera controllata un retrogusto (mezzo) allegro, quasi consolante – che poi sarebbe proprio il semplicissimo (ma assai complicato da mettere in pratica a puntino) trucco segreto del pop di Pulcinella.

A tal proposito, ultima in termini di data di uscita, Well Done Honey si avvicina spaventosamente all'indie-pop song perfetta, di quelle che ci fanno tornare a cavallo del cambio di millennio, quando essere mezzi felici era il massimo perché troppo felici non sarebbe risultato abbastanza post-grunge. Basso e batteria in tiro fisso, voce sufficientemente cool (non senza una punta di boredom che la renda dolceamara quanto basta) per dire shoegaze senza paura di suonare melensa, chitarre mai banali eppure mai invadenti. Ciliegina sulla torta, lo stacco in parte spoken a due terzi del brano – un po'Wolf Alice, un po'English Teacher – a dimostrare che qui non siamo a fare solo il compitino, ma una (mezza) idea di come scrivere una canzone rock a modo ce l'abbiamo.

I fan dei Sundays e degli Alvvays troveranno pane per i loro denti. E musica per le loro orecchie, s’intende.

half happy rosalie miller alvvays wolf alice 

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