E se parlassimo di post-classicismo?
Sappiamo come vanno le cose quando una band decide di sciogliersi. Meglio se evitando le piazzate e l’acrimonia, a un certo punto prevale la consapevolezza di non aver più nulla da dire e, intellettualmente onesti con se stessi e il pubblico, ci si ferma. Il fatidico dopo può significare di tutto: il ritiro definitivo, una pausa di riflessione, vie completamente diverse, la prosecuzione del percorso in (im)perfetta solitudine. Ci scuseranno i fan oltranzisti, ma per quanto riguarda i Sonic Youth possiamo dire di averci guadagnato: mettendo in fila le multiformi imprese singole che hanno seguito la separazione, ci si rende conto che l’ultimo autentico guizzo dei newyorchesi è stato Murray St.
Guarda caso, è proprio da quello splendido albero che Thurston Moore ha raccolto frutti succosi, continuando a immaginare un universo parallelo dove Grateful Dead e Television sono lo stesso gruppo e, con qualche variazione sul tema, calando nel 2020 l’asso By the Fire. Con quel disco, il seguito Flow Critical Lucidity in uscita il prossimo settembre condivide Debbie Googe dei My Bloody Valentine al basso e il chitarrista/pianista James Sedwards, laddove le (relative) novità sono rappresentate da Jem Doulton dietro tamburi e piatti e dal corredo elettronico gestito da Jon Leidecker.
Sotto il profilo stilistico, i cinque minuti con Laetitia Sadier di Sans limites restituiscono un "post-classicismo" solo in apparenza paradossale. Qualcosa che si pianta in testa un ascolto dopo l’altro e che, dall’alto della sua classe, persuade che non potremmo chiedere di meglio e che stiamo godendo senza accontentarci. Non è poco, indipendentemente dai tempi che corrono.
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