Oggi offro io.
Una chitarra, un beat, un bar. Un luogo dove perdersi, fra persone e sostanze, fra le quali Setti fa uno slalom di presentazioni, raccontandoci una classica giornata: il popolo che abita tavolini e banconi, ricordi, incomprensioni e ritratti abbozzati. Una melodia minimale, la capacità di descrivere un ambiente e i suoi abitanti come fosse uno scrittore che ricostruisce un piccolo mondo. La bravura non scontata di essere leggero mentre mette in vetrina piccole storie che hanno il sapore non del dramma ma della realtà con le sue zone grigie, rimanendo assolutamente unico e personale.
Nicola Setti si conferma talento e segreto ben riposto nella scena cantautorale italiana, un personaggio che di certo continuerà a narrarci le sue cronache, così minuscole e dettagliate da riuscire a diventare universali, accogliendo tutti noi a un bancone infinito, ai tavolini per un tè freddo da sorseggiare insieme alle brioche esposte lì accanto, tra le quali di sicuro ci sarà qualche parente della mitica Luisona.
Carla e il suo cane gay, il professore, Anna, il passaggio dietro al flipper, le morti rock'n'roll, «Non capire quasi un cazzo / Tornare ragazzo», ma farlo con il suo stile, stringendoci il cuore.