Non volevo farlo, ma l’ho fatto, ed è colpa tua.
La forza dei Raue è la freschezza che supera di gran lunga il retrogusto di andato a male. Dire che il loro sound sia moderno è un'eresia: tutto odora maledettamente di indie/grunge primi anni '90, quelle cose che stavano benissimo dentro le prime edizioni del Lollapalooza o nei tour del 1991 (tipo quello splendidamente documentato nel famoso home video The Year Punk Broke a nome Sonic Youth), eppure…
Eppure la purezza ormonale in subbuglio sia compositiva che interpretativa di cose come Vodka & Soda colpisce proprio per la sua primordiale efficacia: non si usano linguaggi sonori o lirici astrusi, eppure il tutto arriva dritto allo stomaco senza fare prigionieri. Una produzione adeguata con registrazioni praticamente in presa diretta (niente aggiustamenti di sorta: si sente, per fortuna!) è il tocco di classe finale per una band che si sta facendo conoscere quanto basta in questo periodo storico dove se da una parte è più facile arrivare al primo step (disco, video e concerti), dall'altra è quasi impossibile passare al secondo (leggasi notorietà, anche se underground).
Non voleva spezzarle il cuore – lo ripete più volte – ma lo ha fatto, e un po'le vecchie ferite le ha fatte riaffiorare anche a noi.
Lunga vita a questo straordinario e giovanissimo (diciannove anni per Paige Kalenian, voce e chitarra, diciotto per Jax Huckle, batteria e samples) duo di Santa Cruz, che in un mondo perfetto sarebbe in cima ai nomi trainanti di un certo qual revival indie.