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Nilüfer Yanya: Method Actor
Ti sfido a non guardarmi negli occhi

Sfondare la barriera dell’immedesimazione, superare il trauma di emozioni sepolte.

Nilüfer Yanya è tipo il jolly in mano, la gioco quando sono in difficoltà e quando voglio vincere facile. «Mi sai consigliare una cantautrice che è più di una cantautrice?» e bam, menziono Nilüfer Yanya. «Vorrei ascoltare un’artista che varia un casino con le influenze, che non dia troppi punti di riferimento, conosci qualcuno?» e ri-bam, rievoco Nilüfer Yanya, con la potenza della più “rotta” – dicasi anche “buggata”, vedi anche “troppo forte” – carta di Yu-Gi-Oh! sul piano di gioco.

Mi ha sempre colpito come la londinese – con origini “contaminate”, tra Irlanda, Barbados e Turchia – abbia mantenuto l’abilità di schivare un po’ le etichette eccessivamente precise, coltivando un rinnovamento sonoro che mantiene freschi e distanti un disco e l’altro. E sin dal bellissimo Miss Universe, da quelle In Your Head e Angels che farebbero invaghire anche il più discreto e imparziale ascoltatore, la songwriter ha saltellato, come un pendolo che si avvicina ma sfiora soltanto, tra indie e alt-rock, tra art folk e pop, acquisendo uno status di intoccabile pur rimanendo relativamente di nicchia – e, un po’ egoisticamente, ringraziamo il cielo per ciò.

Un nuovo album annunciato, una Like I Say (I Runaway) che smeriglia il post-grunge delle ballad, rinverdendolo con una spruzzata di shoegaze, e una Method Actor, futura title track, che ficca le mani nei chitarroni ronzanti in maniera decisamente più impattante rispetto al singolo precedente: è proprio il fine del pezzo, il voler simulare un passaggio brusco, la rievocazione di un ricordo e la conseguente immedesimazione – esattamente come nel method acting, per l’appunto – ad animare l’ossimorico svolgimento di un estratto permeato da un nervosismo – o artificiosa calma, a seconda dei punti di vista – che si intrufola in questo agghindato salottino lounge, tra i cui divanetti scorrono brividi bossa nova. Un’atmosfera di una calma tesa, ribaltata dall’artista di Chelsea che pare Cristo al tempio: sei corde che si gonfiano e overdrive che sboccano, spezzando brutalmente quello schermo che separa l’attore dal personaggio, l’interpretazione dalla vera emozione.

Una tematica particolarissima, anche piuttosto delicata da affrontare, eppure Nilüfer Yanya la musica con una classe e un tocco da grandissima songwriter. Manco ad avercene di dubbi, ormai.

Nilüfer Yanya 

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