Ti sento, eppure non ti capisco.
Già lo shoegaze piace per natura (alternativa), ma incorporaci dentro un carattere schivo, artwork a metà tra il fumettistico e il goth, quella polverina lo-fi a rendere il tutto ancor più intrigante (e ronzante) e nel 2024 avrai sicuramente successo, ancor prima di tirar fuori il tuo primo album – vedasi l'evanescente Wisp, arrivata all'EP di debutto (Pandora) con un già abbondante numero di seguaci.
In realtà i Julie mi avevano folgorato già con il corto Pushing Daisies del 2021 – dentro ci avevo sentito i My Bloody Valentine di Isn't Anything e i Sonic Youth di Dirty, amore al primo ascolto – e mi avevano attirato nel loro trappolone fatto di singoli, doppi singoli e sussurri riverberati – maledetti, peggio delle sirene di Ulisse – generando, non solo attorno a me, ma anche a una ben vasta comunità, un hype praticamente dal nulla.
I milioni di visualizzazioni e stream parlano da soli, difatti la Atlantic li ha inglobati piuttosto velocemente nel suo roster: ne consegue l'attesissimo annuncio del debut album, che si chiamerà My Anti-Aircraft Friend e che uscirà il 13 settembre, preceduto dalla già nota Catalogue del 2023 e dall'ultima Clairbourne Practice.
Gemma cristallina di nu-gaze, il rombo della chitarra di Keyan Pourzand in ingresso, che ricalca l'arrembaggio di (When You Wake) You're Still in a Dream dei sopracitati di Kevin Shields, fa da apripista a una canzone che collega apparenti assonanze a contrasti nascosti, infilati tra la dualità "sovrapposta" al microfono – orchestrata dallo stesso Pourzand e dalla frontwoman Alex Brady – e tra le brusche inchiodate che sezionano efferatamente la seconda parte, in una rappresentazione fragorosa di quella che è l'incomunicabilità, o meglio, la mancanza di connessione tra due persone.
Sostenere la stessa tesi, ma su due lunghezze d'onda diverse: una distanza camuffata come artificiosa vicinanza da una band a cui, invece, ci sentiamo già troppo legati, realmente.