La bellezza dell’eterno uguale.
La bellezza di gruppi come gli AC/DC o i Motörhead è la loro riconoscibilità. Ci sono sicuramente album meglio riusciti di altri, ma difficilmente, a un orecchio senza puzza sotto il naso, qualcosa pescato a caso in quelle discografie risulterà "brutto".
Altri, come i Voivod, invece hanno continuamente zigzagato e non è impossibile rimanere a bocca aperta per un neofita che fa shuffle all'interno della discografia, perché sembrano davvero band diverse a seconda delle epoche.
Ora, dire che i Darkthrone siano un po'come i Voivod è esagerato, ma va loro riconosciuta una continua voglia di cambiare, perlomeno fino agli anni Zero. Poi, diciamo, sono diventati più AngusYoungani. La formula dei loro ultimi lavori è bene o male la medesima da un po', senza radicali scossoni di sorta. Eppure è impossibile, per chi li apprezza, non innamorarsi nuovamente di quel marciume, l'ennesimo minestrone riscaldato avanzato dalla sera prima che però è sempre buono.
Ecco come appare Black Dawn Affiliation (e per esteso tutto il nuovo It Beckons Us All...), uno splendido copycat di quanto prodotto dal duo norvegese negli ultimi lustri, ma sempre godibilissimo e letale, trasudante metal old school da ogni secondo con quel tipico frullato black/death/epic/speed che si conosce già, ma che, insomma, non stanca mai.
Dunque un brano in linea con tutto ciò che possono essere oggi i Darkthrone, con i pregi e difetti del caso. Epocale? Nemmeno a parlarne. Ma si fa piacere per quello che è: dopo più di trentacinque anni manco è poco, suvvia.