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Cursive: Botch Job
Avevo detto di portare almeno sei sgabelli!
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Omaha è ancora con noi.

Forse la maturità è accorgersi quando i gruppi che ascoltavi a vent'anni sono ormai arrivati al decimo album. Forse, ma che importa se a tornare sono i Cursive di Tim Kasher e compagnia cantante, con un videoclip nel quale si vedono uomini in fuga, vittime, violoncelli rampanti, chitarre e bassi lanciati, cantanti in convulsioni che cercano un microfono e il crinale fra tragedia e miracolo sempre aguzzo e impervio?

Niente da dire: qui siamo a livelli altissimi. I fiati fanno la parte del leone e la sensazione è che l'aria di Omaha abbia mantenuto i Nostri in forma splendida. Le chitarre urlano che è una meraviglia e la sensazione è quella di doverci muovere, veloci e sempre più in fretta possibile. Noi siamo fermi, a lato, cercando di capire cosa stia succedendo. Da parte nostra siamo pronti a lanciarci nella mischia sull'onda free delle trombe e dei sax. Non sappiamo se ce ne sia realmente bisogno, ma stiamo parlando con il basso ventre (è chiaro), prendendo la giusta rincorsa per saltare e aggrapparci a quella che sembra una nave in partenza. Il corpo reagisce anche se non ne ha le forze, proprio come il calabrone che teoricamente non potrebbe volare viste le proporzioni fra il proprio fisico e le proprie ali. Ci riesce semplicemente perché non ne è al corrente, e così noi.

Spegniamo il cervello, chiudiamo gli occhi e comportiamoci come se fossero ancora quegli anni, gli anni dei Cursive.

tim kasher cursive 

A proposito:

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