Cinquanta sfumature di rock’n’roll.
Due ragazzi e due ragazze: vagamente androgini i primi, piccole lolite dark queste ultime. Un quartetto pronto per disporsi su un palco di una simmetria quasi inquietante: il cromosoma Y lungo l'asse della profondità (voce / batteria), il cromosoma X lungo quello della larghezza (chitarra / basso). Vestiti il giusto: maglie di rete, intimo nero, pizzi emo senza merletti, pantaloni di pelle o short inguinali – poco altro. Sessualità ambigua di chi non sai bene se ci è, ci fa, o semplicemente sta ancora perso in quel limbo di fase post-adolescenziale quando sul serio non hai ben capito nemmeno te dove andare a parare e allora continui a sperimentare un po'di tutto, poi vedremo.
Vengono dalla Bassa Sassonia, nello specifico da Pinneberg, a una ventina di chilometri da Amburgo: un posto un tempo parte del regno di Danimarca, ma oggi ormai dimenticato da tutti gli dèi del Valhalla e famoso giusto per ospitare l'antennona da cui viene sparata la maggior parte delle radio-telecomunicazioni meteo ai naviganti del Mare del Nord. Di più non sappiamo. Al momento, nemmeno uno straccio di album in saccoccia: appena tre singoli che comunque già puntellano su coordinate ben definite – rockettino danzereccio e maudit, eppure molto più classico di quello per cui vorrebbe spacciarsi con le sue scodate pop da un lato e post-punk dall'altro.
Midnight, per esempio, scivola via come fosse scritta dai primi Rolling Stones posseduti dallo spirito di Peter Murphy dopo un festino sulla Sunset Strip con i Mötley Crüe più piacioni, tra un basso tanto semplice e scolastico quanto solido, drum fill in crescendo e riff di chitarra ripetitivi a sufficienza, mentre il cantato al femminile – decisamente sensuale se siete fan della categoria teen – si alterna e si rincorre con l'acerbo baritono maschile di uno che ha appena lasciato il coro delle voci bianche per entrare nel meraviglioso mondo dell'acne. Colpisce nel segno, questo è un dato di fatto, con quel ritornello pronto per essere gridato a squarciagola da cinquantamila persone con le mani alzate sul prato dell'Olympiastadion, anche se verosimilmente i Corduroy County a oggi non sono andati oltre i palchi laterali dell'Oktoberfest. Poco male, e in ogni caso non credo ci sarà da aspettare molto: se c'è una cosa che possiamo affermare senza paura di essere smentiti è che – come direbbero in terra d'Albione – questi saranno pure squat-hall-sized, ma già belli che arena-equipped.
Parla di sesso violento ma comunque consenziente da entrambe le parti, di tirate per i capelli, mani alla gola, morsi, schiaffoni, manette, cinture borchiate e strisce di coca a notte fonda. Di un'urgenza musicale e non solo, di un rock'n'roll naughty & kinky, sempre in bilico sul crinale di un gioco ammiccante e malizioso che manca nulla per trasformarsi in tragedia. O, se vogliamo essere ottimisti, per mandare in vacca quel poco che ci si aspetta, visto il suo suonare in fin dei conti abbastanza naïf. Una roba che se l'avessero scritta i Måneskin li avremmo ricoperti di merda. Ma quella è un'altra storia.