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Passa il tempo e nulla sembra cambiato.

Bello scoprire come, nonostante tutto cambi e tutto invecchi, riascoltare alcuni gruppi riaccenda le medesime sensazioni.

Conor Oberst dei Bright Eyes mi ha sempre dato l'impressione di essere una persona troppo sensibile per mantenere un contatto prolungato con la fama, ma devo ricredermi. Sono passati ormai più di venticinque anni dai suoi esordi su Saddle Creek, l'etichetta formata dal fratello Justin e da Mike Mogis, suo sodale e membro dei Lullaby for the Working Class. E invece – dopo uno stop di più di una decade che ha visto rientrare i Nostri nel 2020 – ecco un nuovo segnale di vita: un brano pop, quasi "estivo", nel quale Conor sembra sereno, fischietta mentre si racconta, sciorinando i passaggi di una vita squinternata ma in qualche modo retta da quella musica che ha fatto nascere tutto, facendo anche la voce grossa nell'attesa del contorno, ma assicurandosi che il piatto che ci arriva in tavola sia come quelli ai quali ci aveva abituato. Gustoso, casalingo, una madeleine che ci riporta a a quasi trent'anni fa quando era solo una giovane promessa e mai, giuro, mai, avremmo pensato di incontrarlo di nuovo qui.

È un piacere essere smentiti a volte: cento di questo giorni, Conor!

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