Quando la malinconia è il luogo più sicuro in cui rifugiarsi.
In un mondo in cui il peso delle cose sembra sfuggente, gli australiani Armlock sembrano andare in una direzione del tutto contraria, ovvero quella di una ricerca del suono, delle sue combinazioni e delle relative sfumature di significato che ogni variazione comporta. La scrittura di Simon Lam e Hamish Mitchell sembra essere estemporanea, quando, al contrario, è il frutto di una scelta oculata e di una sensibilità che non vuole essere per nulla scontata.
A distanza di tre anni dall'esordio Trust, gli Armlock pubblicano il sophomore Seashell Angel Lucky Charm di cui Ice Cold è la traccia anticipatrice. La visione poliedrica di Lam e Mitchell si posiziona sul terreno indie di Stephen Malkmus e dei Pavement, con una stratificazione sommessa di electro-pop e spleen di derivazione The Go Find.
Il riff circolare di Ice Cold detta la linea armonica come in un loop lineare senza gravità in cui si aggiungono elementi che non alterano una spina dorsale attraversata da momenti di elettricità lievemente disturbante e glitch sintetici. Le voci sono dentro al suono del brano, immerse in un'unica placenta avvolgente, come se si trattasse di una parte del tutto, di uno strumento tra gli altri. Si avverte chiaramente un'attitudine ninety nel trattare la spinta delle chitarre che accarezzano anche quando si dissolvono in nuvole di fuzz etereo, cosa che contribuisce a trasmettere un'idea di malinconia sognante in cui rifugiarsi, lontana dalle sovrastrutture dello shoegaze. E finalmente la fragilità diventa il più potente mezzo per distinguersi da tutto il resto.