Gente pronta, approfittando della vostra malinconia, a devastare e saccheggiarvi il bancomat.
Questo gruppo porta il nome di un brano dei primi Sepultura, ma non è un semplice omaggio alle origini di quella band seminale e ormai canonizzata. Dietro il progetto dei Troops of Doom, thrash-death e pedalare, c'è infatti uno che quelle prime canzoni insieme a Max e Igor Cavalera le scriveva e suonava, un membro di quella prima incarnazione del gruppo metal più popolare dell'intero Sud America. Sto parlando di Jairo "Tormentor" Guedz.
I Troops of Doom non sono qui per scompaginare le carte del destino: le cose sono andate come dovevano andare, è chiaro, niente recriminazioni o vendette fuori tempo, ma è giusto che Jairo si riappropri di quel pezzettino d'eredità che gli spetta. Lui era lì e combatteva con gli altri Sepultura in una giungla di indifferenza e superstizione.
Eccolo, Jairo, suona la chitarra, si è mantenuto bene, è un bell'uomo con una dignità robusta e verticalmente sinistra. La direzione cavalcata dalle sue truppe è devota al classico metal estremo degli anni Ottanta ma – pur nella semplicità assoluta di una celebrazione umile e dichiarata – si avverte che dietro, a scrivere riff e strutture, c'è un artigiano che nel proprio piccolo qualcosa da dire ce l'avrebbe pure.
Dawn of Mephisto scompiglia e seduce non tanto con l'andatura forsennata della vecchia scuola, in una rigorosa e spoglia struttura "tupatupa" senza un domani, ma nelle sottili armonizzazioni delle chitarre, che arricchiscono il brano con una veste fresca e avvolgente. Non c'è traccia nel pezzo delle stucchevoli malinconie da gruppo cover. Qui si mena e basta. I Troops of Doom sono qui per farvela pagare a tutti.