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The Albinos: Bet You Don't
Prendiamo una boccata d’ari… ah no
| Lo leggi in 2 minuti

Houston, per oggi zero problemi.

Si definiscono «A small group of dirtbags that hack together Noisy Garage-Psych tunes», etichetta indubbiamente catchy ma che – come spesso accade, a parte escludere estremi tipo il rap tamarro, la dance anni ‘70 e i canti gregoriani – non restringe granché il campo né aiuta a farsi un’idea precisa riguardo a chi o che cosa siamo effettivamente davanti.

Costretti quindi all’empirismo spicciolo e all’osservazione/ascolto sperimentale, riportiamo innanzitutto un dato di fatto: abbiamo di fronte l’ennesima band che, nell’annosa diatriba che vede da un lato i fan del "The" nel moniker e dall’altra coloro che lo tolgono anche quando ci vorrebbe (diatriba, tra l’altro, responsabile di non pochi fraintendimenti nei secoli dei secoli), abbraccia decisamente la prima mozione. I ragazzi infatti, oltre che nel nome, il "The" lo mettono anche nel titolo dell’album di debutto, dove, onestamente, suona abbastanza di troppo.

Per il resto, anche quel mare magnum di notizie e ragguagli ai più noto come internet in questo caso ci delude miseramente, cosa in parte giustificata dall’unica altra informazione in nostro possesso, ovvero che gli Albinos si sono formati nemmeno un anno fa. Pare sia successo «nei boschi poco fuori Houston, Texas», il che se non altro ci fa scoprire che intorno alla più grande metropoli della Galveston Bay c’è un po’ di verde, noi che pensavamo fosse tutto deserto e shuttle pronti a essere sparati nello spazio profondo – non si finisce mai d’imparare!

Deserto che, comunque, qui la fa da padrone: l’orecchio infatti ci conferma uno stoner rock psichedelico e polveroso, dove la sabbia incrosta i pickup delle chitarre, la batteria pizzica secca e dura come un cactus in riserva e il cantato (dovremmo piuttosto dire il cantilenato) mostra deliziosi cedimenti che suggeriscono un uso di quaalude danzante ai confini dell’abuso.

Sono gli anni Sessanta essiccati al sole dei primi Duemila, i Brian Jonestown Massacre che incontrano i Queens of the Stone Age per limitarne le pulsioni distorte ed eccessivamente metal, i Dandy Warhols presi male, gli Uncle Acid presi bene, gli Warlocks finiti a dormire per una notte sul divano dei Limiñanas, i Black Angels confinati sui nastri di un 8-tracce di seconda mano.

Roba scialla che vive l'oggi in uno stato di lucidità precaria, guardando al passato, ma senza nostalgia: piuttosto, come unico passatempo che ti può permettere di arrivare a un qualunque domani.

the albinos 

A proposito:

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