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Molčat Doma: Son
La gioia di vivere in uno sguardo

Lacrime su ferro.

Il pericolo per i Molčat Doma, dopo un inizio quasi inaspettatamente scintillante, era quello di rimanere con i piedi incastrati nell’argilla del suono quadrato odorante di acciaio e cemento dell’Est pre-crollo del blocco sovietico. È successo a moltissime band che avevano intrapreso lo stesso percorso, ed era anche fisiologico: quanti brani “così” si potevano avere nel cassetto senza risultare una fotocopia allo specchio di se stessi? Ma i bielorussi sanno il fatto loro, e prima che i nodi venissero al pettine, hanno avuto la lungimiranza di rasarsi a zero spalmando la capoccia di crema protettiva, che nello specifico si chiama melodia.

Il nuovo percorso dei Nostri, pur rimanendo fedele a un certo tipo di estetica sonora e figurativa, fa infatti proprio della melodia (nel cantato, negli intrecci di chitarra, nelle linee di basso) il perno portante attorno al quale gira la musica, dove anche l’austerità della batteria elettronica è addolcita da una scelta di pattern meno spigolosi e acidi, più pieni e meno monotoni, nonostante – e non potrebbe essere altrimenti – rimanga comunque presente la rigidità formale della ritmica.

Tutto questo e altro ancora si trovano nel nuovo singolo Son, brano malinconicamente catchy quanto basta per portare altra acqua al mulino dei Molčat Doma. Non deve quindi stupire il fatto che le date del tour autunnale già in programma andranno a occupare sale da concerti molto più capienti che in passato: segno che i nostri sanno quello che vogliono e anche come ottenerlo.

Di certo tra le realtà contemporanee più interessanti e credibili di quella nuova scena che affonda le proprie radici nella vecchia darkwake che fu.

Molčat Doma 

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