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Leprous: Atonement
Dal chiodo a HM il passo è breve
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La ribalta del lebbroso, del tutto guarito e ben agghindato.

I Leprous sono facilmente considerabili una di quelle formazioni che ha contribuito a rinnovare, in qualche modo, quello che la musica progressive – per come è stata considerata a livello generale – ha saputo offrire. Il loro prog metal tinto di alternative, suadenti melodie pop, storture da maniaco delle poliritmie si è saputo far spazio all'interno di un contesto ipersaturo – e spesso stantio – con album sempre all'altezza della situazioni e performance decisamente funzionanti.

In Atonement, singolo anticipatore di Melodies of Atonement (in uscita il prossimo agosto su Inside Out Music), c'è pure un video con un balletto da pop-star e una linea vocale che potrebbe fare invidia a Paolo Nutini. Detto così forse sembra una cialtronata – soprattutto abbinata a un moniker che letteralmente significa "lebbroso" (come poteva non essere un nome figo per un gruppo metal, d'altronde) – e invece è un altro punto a favore della formazione norvegese capitanata da Einar Solberg che, da abile mixologist, riesce a fornire un cocktail heavy e soft, ricamato di innesti electro e di quello spirito solido che è ancora del tutto progressive metal.

E fa pure una bella figura estetica, tutto sommato, che è forse necessaria per evadere dalle gabbie di quel mondo ancora troppo metal che forse per troppo tempo ha chiuso le porte al resto. Vedi il caso di ottime formazioni, anche musicalmente eclettiche, che però non sono riuscite a evadere dai confini dei soliti festival. Punto in più – come sempre – anche a Baard Kolstad, batterista in grado di arroccarsi su fedele stuolo di fan musicofili riducendo sempre al minimo le peripezie spaccone in favore di un tocco più "colto" e quasi "minimale".

Il disco nuovo è stato registrato da David Castillo presso i Ghost Ward Studios in Svezia, mixato da Adam Noble (Placebo, Biffy Clyro, Nothing but Thieves ecc.) e masterizzato da Robin Schmidt (The 1975, Placebo, The Gaslight Anthem ecc.) e già dalle premesse sembra che vada a parlare sempre di più a un pubblico di più vasta portata. Non necessariamente la strada perfetta per eccellere, naturalmente: quella – ci piace ancora pensare – fa capo alla musica scritta bene. Dobbiamo ammettere che, al momento, i norvegesi a quello non hanno assolutamente rinunciato.

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