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Glassing: Wake
Svegliarsi in una giornata bianca come la notte
| Lo leggi in 1 minuti

Gente che bussa dall’altra parte dello specchio, per svegliarci.

Non tragga in inganno la canzone Wake, perché il disco nuovo dei Glassing, intitolato carrolianamente From the Other Side of the Mirror (da cui è tratta e che chiude), è molto più cupo e pesante, anche se l'elemento melodico condisce gran parte delle composizioni, rappresentando una specie di rampicante su muraglioni secolari di riff sludge metal affacciati, sospesi su un precipizio post-black a cui è meglio non badare mentre ci si aggrappa alla vite parassitaria dell'edera famelica in cerca del cielo.

I Glassing sono, nel loro genere, una piccola e sorprendente realtà. Irrequieti e in cerca di se stessi in un micro-mondo fatto di suoni molto effettati, rumore bianco e voci in scream disagiate, vanno comunque per la loro strada, o almeno ne cercano una. C'è chi li paragona ai Deafheaven e li considera quasi i loro eredi, e chi invece li sostiene semplicemente come Glassing, vale a dire uno dei gruppi più particolari della scena core texana.

Nel caso di Wake è possibile scorgere la componente più solare della loro musica. Si tratta però di un sole che acceca su un mondo ricoperto di neve nucleare. Niente di veramente allegro. L'emotività dei Glassing brucia in se stessa, senza esprimere davvero fiducia in un mondo che si sgretola tra le dita tremanti della sopravvivenza pura e dura.

glassing deafheaven 

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