Un po’ d’Italia all’ombra del Temple Bar.
Elaphi è il nome di una band fresca fresca, di stanza a Dublino ma con radici italiane e una spruzzata di Svezia dietro le pelli. Sara Barberio (voce e chitarra) è la portavoce che trova in Federico Camici (basso, già con Motta, Piotta e Carotone) Jacopo Stofler (chitarra) e Grim Nordahl (batteria) la solida base per lasciarsi andare liberamente alle interpretazioni canore.
Dopo un paio di singoli hanno pubblicato un EP di tre brani, di cui The Wind è il pezzo conclusivo. Le coordinate sonore sono varie, ma si muovono comunque in quella zona che una volta veniva chiamata indie (oddio, pure ora lo chiamano così all'estero: è da noi che il termine è stato scippato per descrivere ben altro), tra Slowdive, Radiohead, Sigur Rós... insomma, ci siamo capiti.
The Wind è un pezzo intenso, sognante e con una forte densità malinconica, che si sviluppa pian piano prendendosi tutto il tempo necessario per entrare sottopelle e trasportare l'ascoltatore nella polaroid in bianco e nero di un testo tutt'altro che allegro. Se da una parte manca quel guizzo che riesca a far spiccare gli Elaphi in mezzo alla moltitudine infinita delle band simili, non è difficile riconoscere in loro dei germi stilistici e compositivi che potranno portare nel tempo a vedere il loro nome sempre più in alto nei cartelloni dei festival a tema.
Perché se le note sono sempre sette, è il modo in cui vengono usate che può fare la differenza e la band in questo dimostra di avere molto gusto nel saper dosare come si deve gli ingredienti, senza mai strafare, rendendoli sempre più efficaci a ogni ascolto.