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Joe Ghatt: Pale Blue Dot
Chitarrine leggere
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È finalmente l’ora di festeggiare, i nomi sui bicchieri sono stati scritti. Che parta quindi il mangianastri!

Groove, mossette, un sentore degli anni '80 più leggeri e freschi per un personaggio che sembra avere le carte in regola per cambiarci umore in cinque minuti: quello che, ascoltandolo alla radio, ci costringe ad alzare il volume accennando un passetto sul posto. Trattasi di Joe Ghatt, neozelandese e autore nel 2019 di un disco di debutto, Banana Sludge, che gli ha permesso di girare il continente oceanico incrociando spesso le serate con i beniamini Allah-Las.

Ora è tornato, cinque anni dopo e, anche se ancora non ne conosciamo progettualità e mosse, siamo incapaci di resistergli. Guisa sottratta a uno Stone Roses di picchetto, arrangiamenti fiatistici e un brano che è una nuvola dolce di musica pop: tastierine che si aprono come ripetitori verso lo spazio, in attesa di un contatto con civiltà che possano propagare il suo messaggio a tutte le popolazioni dell’universo, finalmente unite in una danza leggera ed elegante, proprio come il nostro amico Joe.

Nulla di più e nulla di meno, per tre minuti e rotti che hanno pochi rivali in materia di roba orecchiabile e che sarebbe un delitto non riversare su un mixtape da sfoggiare nel migliore dei party: le vibrazioni più positive che si possano immaginare e la sensazione che potremmo ballare fino alla fine del mondo queste piccole gemme.

joe ghatt 

A proposito:

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