Sbirciare dentro al vaso.
Sono diversi i luoghi in cui immaginare come colonna sonora Il Mago del Gelato: ci sono le metropoli italiane degli anni Settanta e l’immaginario dei film poliziotteschi di quel periodo come sfondo, oppure posti ben più esotici a cui le sonorità e il grande ritmo delle composizioni fanno continuo riferimento. È bello in ogni caso considerare come dentro i brani della band milanese passato e presente vadano perfettamente in sintonia, specie in un periodo in cui artisti che propongono un mix di suoni funk, afro, jazz, fusion non sono più così rari.
Da che parte va allora Il Mago del Gelato? Di sicuro da quella della sperimentazione da un lato, dall’altro verso piacevoli conferme: Pandora sembra essere in sintonia con quanto espresso già nell’ottimo Maledetta quella notte, mostrando forse un’esigenza più marcata nella necessità di ritmo e nell’utilizzo delle parole, in ogni caso sempre funzionali alla causa musicale.
Quando la curiosità non manca, le cose vengono giuste e la fame di nuove scoperte apre ancora di più il ventaglio delle possibilità: se la stessa sensazione vale per ognuno dei membri del gruppo, allora ecco che l’energia va moltiplicata per sette, e sarà un bel sentire nei prossimi tempi.
Il vaso di Pandora è scoperchiato, ne uscirà tanta musica bella.