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Evercloud: From Light To Eternity
Burriti inferici e pesanti sospiri

Evercloud
From Light To Eternity

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Un interessante approccio etereo al doom di scuola inglese anni Novanta.

Gli Evercloud sono messicani e con l'ultimo From Light to Eternity hanno totalizzato una discografia di tre singoli, quindi siamo ancora all'antipasto, ma le prime degustazioni promettono bene: piccano, sporcano, ungono e affannano l'esofago. Questi ragazzi tracagnotti e dallo sguardo molto mesto vengono da Guadalajara, una delle zone culturali più prorompenti del Sud America, anche in chiave metal, a quanto pare.

La title track è una doom ballad algida e con qualche rimbrotto sinfonico nella seconda parte, quando si fa più amara e cattiva, ma niente di esagerato. Piccoli guizzi orchestrali sono messi lì tanto per aggiungere un tocco neoclassico in una matrice epica e melodiosa, rarefatta, con veli dissonanti qui e là e un canonico duetto bella-bestia usato con parsimonia e gusto. Il vocalist masculo è Mitch Reyes, composto e dal growling che sembra una via di mezzo tra un'onda del mare e un paziente asmatico all'ultima esalazione.

Gli Evercloud sembrano avere un'idea molto precisa di come reinterpretare la ricetta della vecchia scuola di Halifax. La voce di Lieth Rosen Rott (all'anagrafe Elizabeth Esparza) non è niente di speciale, siamo d'accordo, però riesce, al contrario di tante sue colleghe, a non farci pesare il suo essere scolastica. Canta il brano senza eccedere con i sospiri e le impennate sopralte. La canzone è tutto ciò che conta ed è una gran bella canzone.

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