Quanto è figo essere mortali.
Ma diciamocelo: quanto è piacione 'sto sassofono in mezzo a tutto 'sto post-punk? I Deadletter – tramite mani e fiato di Poppy Richler – lo usano parecchio (e molto bene): base a South London, attitudine a pacchi, un'attenzione al dettaglio – sia in fase di produzione, che in quella di promozione video – che fanno dimenticare che i sei sono praticamente dei freschi giovani nel giro del music business.
Degli ottimi emergenti, quello sicuramente: ne tastavamo la bontà già con lo stuzzichevole EP Heat!, con quel savoir-faire a metà tra la giocosità sperimentale dei Talking Heads e l'efferatezza dei Gang of Four. Ma al centro di questo catino di idee si distingue un aspetto che ci attira particolarmente: quel profumo di noir che inonda, come su di un'avvenente cinquantenne che s'è svuotata addosso una boccetta di aromi pescati da un vicolo notturno – altro che Paco Rabanne, tutto frutto della nostra stupida mente – il post-punk degli inglesi.
E Mere Mortal, ultimo estratto dall'attesissimo debut Hysterical Strength, fuori il 13 settembre, ne è un lucido testimone: con una trama strumentale che oseremmo definire furbesca – sax che si inserisce come uno scaltro felino tra le strofe, basslines che paiono descrivere una parabola tra il funky e il punk –, i Deadletter orchestrano uno spaccato veritiero sulla vita e sulla morte, utilizzando come miccia il funerale di un amico tramite il quale affrontano l'eterna, bellissima contraddizione alla base dell'esistenza.
Lo fanno prendendo spunto dal fascino della crank wave, ma anche da tutto quello che quell'ondata l'ha fatta ripartire: i suoni spigolosi, l'apertura melodica, il fascino dell'oscurità, di cui Zac Lawrence si fa portavoce tramite la profondità delle sue corde vocali.
Insomma, una bella realtà che, già in ambito live, sta dettando ampie certezze. Qualche mese di attesa e avremo il definitivo riscontro in studio.