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X.N.X.: Naked
La differenza tra l'osservare e il giudicare sta negli occhi di chi guarda

Macché migliori: non se ne uscirà mai.

La società occidentale negli ultimi quattro anni non è solo cambiata: è letteralmente implosa. I lupi a forza di frequentare le pecore si sono trasformati in Cappuccetto Rosso, mentre l’uomo medio si è ridotto a un mero sottoprodotto della mutazione antropologica data dall’incredibile accelerazione (con conseguente assuefazione) informatica. Coloro che prima dialogavano, magari discutendo anche animatamente per poi trovare un punto di accordo o comunque comprendere (pur non condividendo) la prospettiva altrui, si limitano a sbraitare con la bava alla bocca il “noi contro voi”. Bianco e nero. Allevati come si deve da chi su queste cose ci mangia, e non solo economicamente. L’umanità è sì diventata rapidissima grazie alla tecnologia, ma ha anche perso ogni brandello delle proprie capacità mnemoniche, in un corto circuito emotivo che con un colpo di spugna ha cancellato ogni sfumatura, appunto, umana, che la differenzi dal mondo animale.

E l’arte tutto questo come lo ha descritto? Chi lo ha raccontato? Quasi nessuno: tutti troppo presi a scrutare il proprio ombelico. Ma, oggi come trentacinque anni fa, c’è qualcuno che si mette in gioco in prima persona, conscio di tutti i rischi che – ora più di allora – la cosa può comportare.

Cristiano Santini (Disciplinatha, Dish-Is-Nein) e Federico Bologna (Technogod, Ohmega Tribe) si conoscono da sempre, sin da quando in età post-servizio militare misero insieme una band che, separandosi dopo poco tempo, in qualche modo segnò l’inizio delle rispettive carriere. Oggi, adulti, uniscono le loro forze negli X.N.X. (sì, proprio lo Xanax che sta letteralmente bollendo il cervello di chi ne abusa) buttando in faccia ai benpensanti un EP di chiara matrice electro nell’accezione più nobile del termine. Sei pezzi (tra i quali una mai così appropriata cover di Beautiful World dei Devo) di puro suono sintetico che entra sotto la pelle, dove ogni beat ha un peso specifico identico al silenzio che lo separa dall’altro, una meticolosità chirurgica che non scade mai nel banale automatismo, ma che fa risaltare ancor di più la componente umana.

Non sono mai usciti dischi inutili dalle mani di questi due, c’era sempre qualcosa da dire. Basti sentire questa Naked: chi sono loro? Chi siamo noi? Chi è lo schiavo di chi? Un gioco dei ruoli dove alla fine tutti sono perdenti, una sciarada irrisolvibile finché non arriverà un sovraccarico di sistema totale che manderà tutto in crash, e si tornerà, finalmente, disconnessi. Per ricominciare, forse, a comunicare davvero.

La musica deve tornare a essere questo: qualcosa che può anche far pensare, non solo uno squallido sottofondo.

X.N.X. Disciplinatha Dish-Is-Nein 

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