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Nick Cave & the Bad Seeds: Wild God
Questa battuta non fa ridere

Nick Cave & the Bad Seeds
Wild God

Anarchia e catarsi di un Dio selvaggio.

«Dio è la frattura». Rispondendo alla domanda posta da Seán O’Hagan nel libro/intervista Fede, speranza e carneficina, Nick Cave spiega così il vuoto esistenziale generato dalla scomparsa del figlio e il proprio rapporto con Dio. Ogni frattura crea un’esposizione alla nuda vita, dalla quale però passano anche il futuro e un nuovo inizio.

Da Skeleton Tree niente sarà più lo stesso: lo spirito di Arthur diventerà un’aura che avvolgerà ogni singola parola, muovendosi nei micro-interstizi emotivi di stanze invisibili e di mani che ricercano un contatto impossibile, a costo di far sanguinare ancora una volta quella stessa frattura. Wild God è il singolo che annuncia il nuovo album, in uscita il prossimo 30 agosto, con la sigla storica Nick Cave & the Bad Seeds, a distanza di cinque anni da Ghosteen.

In qualche misura, la canzone riporta alle luminarie di Jubilee Street nel suo auto-citazionismo («He went searching for the girl down on Jubilee Street») e, sotto il profilo sonoro, torna ai bagliori gospel di Abattoir Blues / The Lyre of Orpheus. Con quel «siamo dei selvaggi, baby, siamo dei selvaggi», il suono sembra ricalcare un classicismo Bad Seeds in una spirale di anarchia e catarsi che cresce lentamente. Ed è allora che ognuno diventa il Dio della frattura, nel fiume in piena degli sconvolgimenti epocali, di corpi che si fondono nell’afrore di un orgasmo infinito, nell’invocazione di una nuova epifania.

Wild God è la poetica di una distruzione di sé e di una ricostruzione che può innescarsi soltanto dalla purezza di creature primordiali. Come sempre, un esempio di musica totalizzante.

Nick Cave & The Bad Seeds Nick Cave Nick Cave & the Bad Seeds 

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