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Maya Hawke: Dark
Da sempre tifosa dell'AS Roma

Accettare la realtà, combattere per la luce.

Ecco, Maya Hawke è una di quelle artiste appartenenti alla ristretta cerchia degli “eclettici da far invidia”: poiché, oltre a essere bella e brava – definizione da amorevole nonna media –, spazza via qualsiasi dubbio riguardo a possibili aiutini e raccomandazioni.

Eh sì, perché – per chi non lo sapesse – la biondina dalle sembianze angeliche altro non è che la figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman, non due presi a casaccio lungo la strada, insomma. Ma ciò è come se scivolasse in secondo piano, è come se si sciogliesse davanti alla bravura, al portamento, alla fragile eleganza incanalati nella figura e nella vocalità della statunitense che, parallelamente alla carriera da attrice – l’avrete di certo incontrata tra le scene di Stranger Things –, porta avanti un progetto musicale molto interessante, ancora acerbo con Blush, decisamente più convincente con Moss.

Un folk seminale, semplice, ma non scontato. Qualche timida venatura differente qui e là, ma sempre negli argini, fino all’annuncio di Missing Out, primo singolo del prossimo Chaos Angel, a scuotere un po’ le idee di partenza con sentori pop rock e indie pop a zampillare dalle chitarre.

Ma Dark riconduce il tutto alle radici – almeno nella sua parte iniziale: mano che scivola docile sulla sei corde, parole sussurrate e mangiucchiate di amori condannati a fluttuare a mezz’aria senza mai riuscire a trovare un punto d’incontro e briciole d’ansia combattute nel buio di una camera da letto. Un’oscurità che è solo lo starting point, il mezzo con cui far penetrare i raggi di sole tra le tapparelle dell’anima: cantautorato classicheggiante, intimo e carezzevole (Billie Marten, Adrianne Lenker), che trova una svolta nello sfogo di un’abbozzata distorsione in fuzz che fa da ponte levatoio verso il folk rock.

Testimonianza di un passaggio, assunzione di consapevolezza: trasformazione di colori ed emozioni, tutto in una canzone.

Maya Hawke 

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