New Music

Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

Tracce

... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

Storie

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Autori

Chi siamo

Cerca...

Suonare cose, vedere gente.

Se il fantasma del CBGB infestasse ancora le vie della Grande Mela, in questo momento starebbe piangendosi addosso nella speranza di poter – per almeno una volta ancora – aprire le sue porte e offrire un palco a dei giovani talenti del posto come questi. O forse no: d’altra parte, considerata l’inflazione e tutto, l’affitto di un locale al 315 di Bowery, a Manhattan, al giorno d’oggi sarebbe spropositato, e soprattutto te lo troveresti pieno di hipster provenienti da Brooklyn. Nah, meglio essere morti in tempo.

Ok, mi sono dato la zappa sui piedi da solo con l’esempio sbagliato, fatto sta che – sempre al giorno d’oggi, per rimanere in tema – il panorama musicale post-punk (soprattutto se guardiamo proprio alla Gotham City sull’Hudson e lo mischiamo con qualche rimasuglio di no-wave nostalgica) è così ridicolmente saturo di epigoni che una band deve davvero risaltare in qualche modo per sembrare almeno degna di un ascolto che superi quello superficiale di solito dedicato al tempo che impieghi a passare l’aspirapolvere in salotto. D’altronde, guardando al numero di gruppi sfornati dalla città che non dorme mai, sembra che basti entrare con una chitarra in uno qualunque dei coffee-shop indipendenti di Flatbush per uscire dopo pochi minuti con una formazione pronta per la BBC 6. E non è un bene.

Eppure i Gustaf hanno qualcosa che li differenzia dai loro contemporanei. Ammetto di non aver ancora capito bene cosa, ma fidatevi. Sarà quel sound, allo stesso tempo familiare e stravagante, a volte quasi inquietante, come quando vedi un brand a te noto (che ne so, la Barilla) dentro un supermercato all’estero (ovvero dove mai diresti che c’è casa). Sarà per le innumerevoli influenze che ci trovi dentro (per rimanere a NYC, dalle ESG a Lydia Lunch – non a caso, anche ​​nella loro line up le donne vincono 4-1 sugli uomini e la cantante si chiama Lydia, però Gammill). Sarà per il fatto che riescono a far sì che il proprio indubbio essere radicati a New York non li renda intrappolati tra quei grattacieli.

È punk minimale, fatto prevalentemente di adrenalina, in cui il ritmo strapazza la melodia e la relega in un angolino buio in fondo al vicolo, quello dove vanno giusto i cani a pisciare e i tossici a farsi le pere (prendete questa Close: per i primi due minuti si suona una sola nota – una sola, non è un eufemismo). Certo, ci sono anche le chitarracce grattate e il cantato da comizio anarco-surrealista, ma spesso al servizio di un senso di vulnerabilità («Are you close?»), di timore esistenziale combattuto a botte di caciara autoironica, di conflitto interiore a malapena protetto da un giubbotto di pelle.

Se siete i tipi che scelgono i concerti le sere infrasettimanali per starsene in disparte, vicino al bar, avvolti in uno scuro impermeabile di seconda mano, facendo finta di essere fighi e misteriosi come un Nanni Moretti new-wave (non vergognatevi, c’è molto di peggio in giro), ecco un’altra band che fa per voi. Il CGBG è chiuso da mo’, ma sono sicuro che troverete il modo di andarli a vedere lo stesso.

Gustaf Lydia Gammill 

Siamo su Substack! Iscriviti per ricevere la newsletter e sapere quando pubblichiamo nuovi contenuti!