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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Deserto Parallax: Quicksilver Daydream
Artisti di strada nel vero senso della parola

Deserto Parallax
Quicksilver Daydream

Un’orchestra di sbandati, fuggita da qualche carrozzone chissà dove.

Quicksilver Daydream è morbido e dolce motivo, quasi flautato, da parte di un progetto svizzero-tedesco che gioca su un campo in parte western, in parte circense e in parte teatrale. Alla fine forse siamo in un ambito folk noir, dove qualsiasi cosa potrebbe volgere dal ricordo di un sorriso alle lacrime asciutte su di un viso.

Il video non ci offre molti spunti a riguardo, mentre la musica, quella sì, prende le mosse da certi Vaya con Dios come se fossero stati scritturati da un Salvador Dalì in vena romantica. Attraverso sterpaglie e deserti la musica si muove, alle prese con un metallo, il mercurio, bizzarro e particolare.

Come lui anche i Deserto Parallax sfuggono alle facili catalogazioni ma riescono a entrare nelle nostre orecchie con una melodia che incanta e si ripete: una roba che, suonata su una barca dei tempi che furono, potrebbe portare parecchia lena ai rematori. È un brano liquido, come il sangue che ci pompa la vita nel cuore, quello stupido muscolo cardiaco che si emoziona ad ascoltare certa musica, rimanendone succube senza nemmeno riuscire a spiegare il perché.

Deserto Parallax 

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