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Chiamatelo gloom-punk.

Il rock’n’roll è una scimmia della quale difficilmente ti libererai, è cosa risaputa. Prendiamo le Desert Sharks, ad esempio, che sono in giro dal 2011 ma sono arrivata al disco d’esordio solo nel 2019. Poi la cover di un superclassico dei T. Rex e un paio di anni con i fantasmi delle Donnas e delle Runaways a palesarsi negli angoli più oscuri della sala, buia e lurida come al genere si compete.

Ora ci risiamo, con quella mistura di rock, punk e glam che alla Substitute Scene paiono apprezzare parecchio. Deeper sembra avere grinta, un basso che ti trapana le orecchie e la capacità di coinvolgerti stringendo lo stomaco. Stephanie Gunther, Stefania Rovera, Sunny Veniero e Rebecca Fruchter: nulla di più semplice, una batteria, due chitarre, un basso e una voce. Una voce, già: quella di Stephanie, che ci stringe la testa come potrebbe farlo un serpente: sopra il giro di chitarra canta di perdizione, di sepoltura, di sangue e di ossa, di qualcosa di irreparabile che è già successo. Lo fa quasi mandandoci direttamente nella memoria remota degli stralci di note già sentite, vissute, urlate. Non riusciamo esattamente a capire di chi o cosa si tratti: forse è semplicemente un sentimento atavico che ci porta a ragionare su quanto sfuggito al nostro controllo. Quattro minuti scarsi, sette note sentite e risentite e, nonostante tutto, quella sensazione di schiacciare PLAY ancora una volta, immedesimandosi di nuovo, sempre più in profondità.

È proprio vero che non impareremo mai, ma se questa è la nostra condanna allora che la colonna sonora sia quella giusta.

desert sharks stephanie gunter stefania rovera sunny veniero rebecca fruchter 

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