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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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The Public Radar: Endless
Stilosi quanto basta

Dandy d’altri tempi.

Difficile trovare definizioni per la musica dei Public Radar più calzanti di rétro. Perché, con tutta la buona volontà, è difficile scovare qualcosa che appaia moderno in Endless: dai suoni scelti agli arrangiamenti, passando per le melodie. Eppure non è un banale esercizio di copia carbone, anzi. Francesco Conte e Max Alto riescono a utilizzare alla perfezione quel linguaggio, facendolo proprio e proiettandolo nel presente con un risultato fresco e dinamico, in netto contrasto con gli infiniti cloni della wave che fu, odoranti perlopiù di forzature e vacuità. Profuma di tributo a un’epoca ormai andata, più che di mera operazione nostalgia.

Certo, avere dietro al mixer un signore come Steve Lyon può fare la differenza. Uno che ha lavorato con Cure, Depeche Mode, Nitzer Ebb, The Creatures e molti altri, ma che ha anche rifinito lavori di Roberto Vecchioni, Patty Pravo o Mango sa cosa vuol dire plasmare il suono electro facendolo però sposare non tanto con la malinconia inglese quanto con il calore mediterraneo.

Ecco allora che Endless prende il volo proprio su questo binomio cuore/elettronico (quanto sarebbe piaciuto a quel genio incompreso di Alberto Camerini un titolo così?), riuscendo quindi a risultare piacevolmente personale pur con tutte le evidenti – e volutamente non nascoste – influenze del caso.

Dieci anni di silenzio dal precedente lavoro hanno giovato all’ispirazione dei Nostri, che si sono presi i tempi necessari per confezionare un lavoro convincente e tutt’altro che acerbo, per un risultato dal forte appeal internazionale. It’s not good? Certo che lo è!

The Public Radar Francesco Conte Max Alto 

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