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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Per chi ha creduto non si trattasse solo di nostalgia post-punk, ecco i primi sorrisi.

Quarto disco per i rivelazioneschi Omni e secondo in forza alla Sub Pop. La critica è sperticata e doma, il pubblico piano piano cresce e il duo poliacrobatico riesce a trapiantare chirurgicamente un vecchio mistone di generi morti in un tessuto ancora vivo, evitando il rigetto e riuscendo a far rifluire antiche asperità post-punk nel post-post-modernariato attuale.

Tra Talking Heads, Wang Chung e Wire, Compliment traversa i decenni come fossero respiri mozzati di una corsa fuggitiva verso il presente e ciò che nasconde. Il sound è acidulo, compresso e tirato come la mascella di un anfetaminico e la visione che scaturisce da un tessuto cicatriziale così ben rimarginato è quasi un abbaglio erotico ballardiano.

Gli Omni non sono vittime della sindrome da età dell’oro che ha colto gran parte del mondo rock di questi anni. Loro non recuperano vesti sbiadite di antichi concetti o sonorità muffite in fondo a qualche cantina-archivio radiofonico. Quello che fanno è una rincorsa verso il mondo che verrà. Il suono è una salutare sferzata e le pause sincopali sembrano schiaffoni assestati al dormiveglia anti-contemporaneo vigente.

Omni 

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