Dieci per quattro quarti in cassa dritta.
Quarant'anni più uno, mica pochi. Eppure i KMFDM continuano a stupire. Per molti ormai sarebbe l'età della pensione, del riposo, al massimo di un paio di concerti amarcord dove ritrovarsi tra vecchi superstiti. E invece no, manco per niente: si festeggia alla grande pubblicando un nuovo album, il diciottesimo in studio.
Let Go brilla per mille motivi. La coerenza con il percorso artistico dei tedeschi, la coesione tra i brani, la produzione mai banale. Soprattutto la qualità degli arrangiamenti, che riescono a mantenere sempre il giusto equilibrio tra electro d'assalto e orecchiabilità, aggressività e popperìa. Insomma qualcosa che gente come i Rammstein ha imparato bene a ricopiare come si deve (pur mettendoci molto del suo sia bene inteso).
La title track è un esempio lampante dell'incredibile stato di grazia in cui la band continua imperterrita a sguazzare: se la fase metallosa più dura è messa un po'da parte, è quella più danzereccia a farla da padrona, con quel flirtare continuamente con il future pop e la darkwake più romanticamente elettronica. Il risultato è un brano meno duro rispetto a ciò a cui ci avevano abituato negli anni Novanta e nel primo decennio degli anni Zero: una mutazione che si era già fatta vedere nei due dischi precedenti, ma che non va letta come un banale ammorbidimento del sound. Siamo di fronte all'aggiornamento dello stesso, e finché la qualità rimane a questi livelli non c'è nulla di cui ci si possa lamentare. La voglia di continuare a mettersi alla prova a livello compositivo della band è encomiabile, alla faccia di tutti quelli che a una certa si siedono e vivono esclusivamente del loro passato.
Probabilmente Let Go è il manifesto di questa nuova, splendida era della leggenda KMFDM.