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Halva: Musafir
Veniamo dal Belgio, cantiamo in rumeno e suoniamo alla turca

Un mistone che connette l’euforia baldanzosa della Romania e la seducente tetraggine dei violini turchi.

A un primo ascolto sembrerebbe di ascoltare un qualsiasi pezzo proveniente dal mondo arabo, dove per “mondo arabo” si intende un’indiscriminata e omogenea riserva desertica indistinguibile a un orecchio profondamente occidentalizzoide. E con tutto il rispetto per la musica folk turca, algerina, tunisina e via dicendo, è difficile raccapezzarsi e soprattutto aggrapparsi a una possibile estetica, a meno che non si provenga da qualcuno di quei mondi così diversi tra loro ma talmente confondibili per chi è nato e cresciuto in Italia, che lasciamo perdere.

Eppure la proposta degli Halva – progetto world music piuttosto ambizioso – con Musafir (The Traveller) osa sfacciatamente una commistione tra musica sì turchesca, ma con l’aggiunta di elementi rumeni e greci. L’autrice del testo e cantante si chiama Andriana Achitzanova, mentre l’autore delle musiche è Nicolaas Cottenie. L’etichetta è la belga Zephyrus Records, in collaborazione con De Centrale. Insomma, stiamo parlando di un bel melting-polpettone che – approfondendo con ulteriori assaggi della produzione della band – si può comprendere quanto risulti audace e figoso. Ascoltate qui.

La parola musafir, non a caso, collega nel suo significato sia l’idioma arabo che rumeno, appartenendo a entrambi. Con essa si esprime il concetto di vulnerabilità e di scomodità del viaggiatore, costretto ad affidarsi alla generosità e all’accoglienza di un altro Paese, ma allo stesso tempo, così come riesce a trasmetterci il brano con i suoi violini corroboranti e le ritmiche Alpitour, Musafir esprime anche lo stato di eccitante possibilità che il viaggio e l’essere stranieri nel mondo può offrire a chi viaggia.

Halva Andriana Achitzanova 

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