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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Ennaria: Monstarrr
Pucci-pucci metal

Preoccupare i genitori e sedurre i figli con una bella iniezione botox social-pop modernista.

Ennaria è la principessa rosa confetto che riveste la bambina psicotica, furiosa, “fragiliaca”, bulimica divoratrice di attenzioni. Si tratta di un rimescolio culturale tra Oriente e Occidente, ammesso che queste definizioni, abbiano – culturalmente appunto – ancora senso. Harajuku, nu metal stagionato e una melodiola centrale alla Blink-182. La ragazza ci guarda da dietro le sue lenti da personaggio di un hentai e ci rutta contro una levigatissima salamella-core filosofica su essere e apparire, su volere e credere di volere, con ricca farcitura di gergo-lalìa infantile.

Monstarrr potete canticchiarla sotto la doccia o mormorarla mentre mettete a posto la spesa, potete spararvela nelle orecchie in mezzo al traffico o magari subirla annoiati dalla cameretta di vostra figlia, ma non la ammansirete. Non si tratta di un inno generazionale (ormai più nulla può diventarlo dato il livello di frammentazione sociale a cui siamo giunti), eppure c’è qualcosa di prorompente, sintetico (nell’accezione di sintesi e di artificiale) e allo stesso tempo vivo e scalpitante in questa canzunciella (e nel videoclip) industrialmente molto inquietante.

Ennaria è l’ennesima creatura pop-metal, ok. Non esisterebbe senza le Baby Metal e senza la non vita da intern-ati sociali in cui stanno crescendo le ultime giravolte genetiche della pappatoria umana, che sognano un principe azzurro coreano e che, al posto di Tolstoj, hanno nominato grande vecchio della letteratura Hayao Miyazaki, ma contiene il folletto birichino della nuova femminilità estrema, tra death metal e gattini pucciosi.

Ennaria Baby Metal 

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