Un nome e poca garanzia, ma potete fidarvi: dalla Spagna non è mai arrivato niente di così blesamente affascinante.
I sivigliani Derby Motoreta's Burrito Kachimba sono un'interessante proposta di indie rock che mescola Mars Volta e musica iberica, concedendosi alla psichedelia e all'epica tradizionale, in una formula che seduce, nonostante il sospetto che dietro la perizia tecnica e l'audacia del crossover sfacciato, vi sia una buona dose di sardonica cialtroneria.
In effetti il nome genera il dubbio che il gruppo sorregga questo mausoleo degli eroi rock perduti su una base filosofica piuttosto dissacratoria e gigionesca, che nel caso di La Fuente si esprime in modo già abbastanza evidente, con una irriverenza trascinante e quasi solenne, soprattutto in riferimento al cantato del riccioluto Dandy Piranha, via di mezzo tra Robert Plant, Paulo Roberto Cotechiño e un qualche esulo delle famiglie Reyes / Baliardo.
In Spagna si parla di jevy metal (heavy metal), il gruppo si avventura nel definire la propria musica come una specie di poetica paccottiglia allucinata (kinkidelia). La verità probabilmente si pone altrove, lasciando il mezzo a qualche fanatico delle classificazioni speciose. Nel caso di chi scrive, meglio sospendere il pensiero e godersi questa lamentevole e spregiudicata ode al rock dei Burrito Motoreta, o come cavolo si chiamano.