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Catherine Graindorge: Joan
Qualcuno ha bisogno di essere ascoltato

Storie di morti male su un tappeto di corde e voce.

Più disperato di un album sludge-core catalano e più esoterico di una vecchia compilation di Raffaella Carrà, il brano Joan, estratto dal nuovo album della violinista belga Catherine Graindorge anticipa qualcosa di davvero portentoso. E dato che il titolo del disco – previsto in uscita a brevissimo – è Songs for the Dead, viene da pensare che, incastonato nei rintocchi strascicati di una grancassa lontana, e nei rimbrotti algidi del violino, oltre alla voce della strumentista più richiesta dal mondo del rock, vi sia qualcosa di ultraterreno, un bel pescione ectoplasmatico, arpionato dalle note iniziali e trattenuto per più di cinque minuti a raccontare il suo destino tragico.

Chi è la Joan del titolo? Una donna che ha fatto una brutta fine? Le liriche ripetitive e definitive suggeriscono rapide pennellate rosse di un delitto o di un suicidio. Le note carambolano in una dissonanza, dopo essersi involate ed essere rimaste sospese a lungo in una specie di incerta passeggiata. L’anima di questo essere sventurato prova a contattarci e raccontare cosa gli è accaduto. Si aggrappa alle taglienti corde del violino della Graindorge e le agita come fossero sbarre.

Non è vero che abbiamo già sentito tutto e che il mondo del pop non tenta più niente. Joan è un singolo difficilissimo. Reclama le ombre del tramonto, gli spifferi di una vecchia casa e i vostri occhi chiusi. Ignorerete il pizzicore al naso, l’arrendevole odore di muffa e gli scricchiolii dal piano di sopra. Lei ha bisogno di un ascolto a cuore aperto e mente libera e voi godrete di un’autentica evocazione.

Catherine Graindorge 

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