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Caleb Landry Jones: Corn Mine
Dite che dovrei farmi vedere da un dermatologo?
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È tornato l’enfant prodige, pronto a prendersi tutto e a portarci via con seduzioni degne dello zio Lou.

Quando distribuivano il talento, Caleb Landry Jones deve aver trovato il dannato modo per fare il giro un paio di volte in più degli altri, o la cosa non si spiegherebbe. Attore, musicista, cantante, sembra riesca a trasformare qualsiasi cosa tocchi in una piccola opera d’arte. Da parte di madre discende da una stirpe di banjoisti, ma il suo mondo sembra essere quello più ridondante di un David Bowie o di un talento minore fra gli anni Settanta e Ottanta.

Corn Mine nasce fra chitarra e brevi scampanellii, una testiera e il cantato brillo del nostro, ondeggiante mentre costruisce linee vocali. A tratti appare lo spirito di Lou Reed e di Perfect Day, ma subito ci si libra in un mondo lezioso ed elegante, nel quale si inietta una totalitaria fuga tenue e colorata, rendendoci ancora una volta coscienti di quanto questo musicista potrebbe fare ben di più, se solo non fosse così impegnato con tutti gli eclettici impegni in cui ama imbarcarsi.

Di sicuro il suo prossimo album è uno di quelli che aspettiamo per tarare al meglio la primavera. Ci arriveremo come la sua musica: elegantissimi e capaci di aspettarci ogni cosa.

caleb landry jones lou reed 

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