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Brian Eno: Lighthouse #429
Gli occhi non hanno età

L’arte del giocare (bene) sul sicuro.

Il problema di gente come Brian Eno? Ce ne fosse solo uno…

In primis, è riuscito a mettere le sue impronte su talmente tanti capolavori della musica del secolo scorso che, anche volendo, è impossibile parlarne male. A meno che non si voglia fare gli haters a tutti i costi, ma sarebbe un esercizio sterile che non porterebbe a nulla.

Secondariamente, tranne qualche degno collega, non ha avuto ancora qualcuno che lo sostituisse davvero. Sia chiaro, non sono mancati, né prima né ora, manipolatori sonori geniali, ma qui si parla di un vero genio, che è riuscito a fare cose impensabili in anni dove la tecnologia a disposizione era risibile se paragonata a oggi (vale per tutto: il device con il quale state leggendo ora queste righe è potenzialmente più potente di un Apollo 12).

Ultimo ma non meno importante: nella sua carriera solista è riuscito a tirare fuori sia delle cose indimenticabili, sia degli album meno fondamentali ma che mai sono stati inutili o banalmente brutti.

Quindi, oggi, cosa si può dire di Eno? Intanto lui mette le mani avanti (a parte che avanti c’è sempre stato a priori) e prepara un autodocumentario, ovviamente “strano”, che utilizzerà la modalità generativa in modo che sia diverso ogni volta che lo si guarderà. Ad accompagnarlo, l’immancabile colonna sonora composta di brani già editi e tre pezzi nuovi, tra i quali questa Lighthouse #429, ruffiana quanto basta per rendere la minestra riscaldata sempre ottima. Anzi, a volte, come si dice, “è più buona il giorno dopo”, no? Ecco allora che – nuovamente – il genio di Brian si mostra sfacciatamente per quello che è: riuscire a manipolare sensazioni, pensieri e percezioni grazie ai suoni. Perché il confine tra un gran pezzo e una grande vaccata è spesso labile, ma lui è sempre riuscito a camminarci in equilibrio cadendo ogni volta nel primo settore. Uno stuntman del suono, che come quelli nei film, non ha paura di correre dei rischi – anche enormi – fidandosi ciecamente del proprio istinto e finendo sempre e comunque per farla franca.

Ad averne di furbetti geniali così. Impossibile non tirarsi giù il cappello di fronte a questo vecchietto, sorridendo per dire: “Ci hai fregato di nuovo eh, maledetto?”. Lui risponderebbe con uno sguardo sornione, alzando un poco le spalle: “Regalo illusioni per dare vita ai vostri sogni: è il mio mestiere”. Grazie per aver rimandato (nuovamente) la pensione, allora.

Brian Eno 

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