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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Bab L'Bluz: Imazighen
La porta sul blues ha infinite dimensioni

Un sole vivificante di suggestioni tra lo stoner e l’Alpitour.

I Bab L’Bluz riversano le loro buone vibrazioni attraverso la fitta coltre di nebbia del malinconismo occidentale per un tempo mai esistito, combinando musica marocchina tradizionale (gnawa) con il rock e il pop occidentale. Questi ragazzi spazzano via in un colpo solo la fatica di andare perennemente incontro alla musica di oggi, in generale ancora vispa e fertile, ma in mezzo a un oceano di pattume petrolifero hussainiano.

Imazighen è un misto di Tears for Fears, folk tradizionale di cui sopra e punk. Nell’ultima parte, quando le ritmiche circolari e ipnotiche si interrompono, viene fuori un pestame rude e diretto che concede a un brano di quattro minuti già di suo molto coinvolgente una sterzata progressiva a cui non si penserebbe, data la trappola appiattente delle sonorità gnawa.

Il nome della band vuol dire “La porta del Blues”, intesa come accesso a un sentimento di nutriente tristezza del vivere. La dolce e paracula sacerdotessa sorvegliante è pronta a catturarci e guidarci dentro una dimensione mai così intrippante. Il suo nome è Yousra Mansour, autrice, singer e suonatrice di percussioni, nonché del fichissimo strumento a corde guembrì e del marimba.

Concedetecelo: Marock n’ Roll!

Bab L'Bluz Yousra Mansour 

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