Un sole vivificante di suggestioni tra lo stoner e l’Alpitour.
I Bab L'Bluz riversano le loro buone vibrazioni attraverso la fitta coltre di nebbia del malinconismo occidentale per un tempo mai esistito, combinando musica marocchina tradizionale (gnawa) con il rock e il pop occidentale. Questi ragazzi spazzano via in un colpo solo la fatica di andare perennemente incontro alla musica di oggi, in generale ancora vispa e fertile, ma in mezzo a un oceano di pattume petrolifero hussainiano.
Imazighen è un misto di Tears for Fears, folk tradizionale di cui sopra e punk. Nell'ultima parte, quando le ritmiche circolari e ipnotiche si interrompono, viene fuori un pestame rude e diretto che concede a un brano di quattro minuti già di suo molto coinvolgente una sterzata progressiva a cui non si penserebbe, data la trappola appiattente delle sonorità gnawa.
Il nome della band vuol dire "La porta del Blues", intesa come accesso a un sentimento di nutriente tristezza del vivere. La dolce e paracula sacerdotessa sorvegliante è pronta a catturarci e guidarci dentro una dimensione mai così intrippante. Il suo nome è Yousra Mansour, autrice, singer e suonatrice di percussioni, nonché del fichissimo strumento a corde guembrì e del marimba.
Concedetecelo: Marock n'Roll!