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Vasco Brondi: Un atro segno di vita
Agli ordini, ma solo di me stesso

I boschi, gli spazi, le parole: cercando segni di vita.

Ridendo e scherzando, sono 15 anni e rotti che Vasco Brondi ci bombarda di parole, sia come Le Luci della Centrale Elettrica che a suo nome.

L’ultimo singolo, Un altro segno di vita, sembra in qualche modo liberatorio, seguendo il ritmo della natura, raccontando il mondo sul quale l’essere umano è solo uno dei protagonisti senza esserne per forza il cardine. Scritto insieme a Federico Dragogna dei Ministri, segue le dinamiche alle quali siamo ormai abituati, ma che in qualche modo ci sono entrate sotto pelle. I suoi crescendo, le chitarre libere, le parole come un flusso di coscienza nella periferia, sulle spiagge e nei boschi.

L’impressione è che, con il passare degli anni, Vasco si sia sempre più trovato a proprio agio da solo, lanciando la sua voce e le sue idee in luoghi discosti, fra natura ed elementi in purezza. Sembra voler ricercare strade nuove per cercare il contatto, nuovo, di un corpo sopra un corpo, un segno di vita, appunto. Lo fa con la consueta verve e la consueta onestà, che forse lo limiteranno alla “solita” canzone di Vasco Brondi, ma, in verità i brani degli ultimi dischi (prendiamo per esempio Chitarra nera) entrano nella mente più sottilmente che in passato, rimanendoci quasi scollati l’uno dagli altrei come singolari momenti di ascolto, di analisi e di confronto fra il mondo brondiano e la sua poetica.

Qui Jessie Yu vagola tra i boschi, guidato dalla mano di Davide Perego che monitora il suo peregrinare. Noi ad ascoltare e a osservare. Vasco, come sempre, a suonare e a cantare.

Vasco Brondi Federico Dragogna Le Luci Della Centrale Elettrica 

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