Quel brivido di una motocicletta che sfreccia a pochi centimetri, e poi la polvere che sa di muschio bianco e vecchie sigarette.
Vengono in mente i Mötley Crüe degli anni '90, quelli timidamente indie apparsi nella fase finale con la Elektra. Anche qui c'è la stessa ricerca di un equilibrio tra il vecchio riff poderoso spiaccicato come un disgustoso moscone su un'intelaiatura appiccicosa fatta di trame elettro-sintetiche. In più possiamo aggiungere – tanto per tracciare l'identikit sonoro di S!CK delle Warning – una commistione con l'hard rock svedese dei primi anni 2000, ma solo a tratti.
Non c'è però alcuna necessità di riandare a qualche anfratto vintage del nostalgico mondo boomeroide. Questo è rock'n'roll pompato e truccato per una serata indimenticabile, anche se nella mente di chi resterà lucido: non certo le protagoniste del video, che implorano violenza e il bisogno di star male per sentirsi vere.
I concetti del rock sono altamente contraddittori e l'avamposto femminino non ha paura di cadere nella zona d'ombra di chi si taglia o riconosce una qualche forma di prezioso amore in coda a un cazzotto preso a notte fonda. S!CK è una cavalcata che sfreccia verso il bivio tra la voglia di affermare un'arte schietta su tre accordi e tre minuti, alla faccia dei pregiudizi patriarcali del virgulto maschile pelvico, e il compromesso e compromettente sbattimento in faccia al pubblico arraposo, di un po'di zocco-masochismo, per quanto in briciole lievi.