Never coming back down.
Una cosa che i Black Keys sanno fare bene è fermare il tempo. La loro musica in effetti è sempre sospesa in un arco temporale indefinito, che va dai classici del rock alla musica contemporanea. Perché – almeno da quando il successo di massa li ha baciati e investiti di un ruolo di primo piano nella cultura popolare dei tempi di oggi – la loro forza è sempre stata quella di proporre qualcosa di assolutamente non innovativo, ma di farlo talmente bene e con una tale personalità da renderlo unico e incredibilmente seducente.
Così anche le loro canzoni sembrano immobilizzare un proprio orologio interiore, eppure è esattamente quello che ci aspettiamo da loro: Beautiful People (Stay High) poteva essere contenuta in Brothers o in El Camino senza sfigurare nel modo più assoluto. Questo, paradossalmente, non significa che Daniel Auerbach e Patrick Carney non siano capaci di rinnovarsi, quanto piuttosto che negli anni siano riusciti a rimanere coerenti a tal punto da diventare iconici.
E allora via con le vibrazioni anni Sessanta, i riff strepitosi e i ritornelli catchy: non c’è niente di meglio che possiamo desiderare da questi due.